Belgio, per Tom Boonen ci sono state troppe cadute nel fine settimana di apertura: “Se le misure di sicurezza diventassero obbligatorie nessuno potrebbe rifiutarsi di usarle”
Tom Boonen propone di introdurre più misure di sicurezza obbligatorie dopo i tantissimi incidenti del primo fine settimana di gare in Belgio. Sabato e domenica scorsi è stata inaugurata la stagione delle Classiche con Omloop Nieuwsblad e Kuurne-Bruxelles-Kuurne, tuttavia per alcuni corridori il primo weekend di gare sul pavé potrebbe essersi rivelato anche l’ultimo della stagione, a causa delle numerose cadute nelle quali sono stati coinvolti, con conseguenze anche pesanti. Basti pensare alla frattura della clavicola riportata da Tim Wellens (UAE Team Emirates XRG) e Vlad Van Mechelen (Bahrain Victorious), oppure alla frattura del femore di Stefan Küng (Tudor Pro Cycling Team). Inoltre, Ben Swift (Ineos Grenadiers) ha riportato una frattura del bacino e Rory Townsend (Unibet Tietema Rockets) quella della tibia.
Tutte queste cadute registrate in soli due giorni hanno suscitato il commento di un corridore che di pietre ne ha viste e domate molte: il belga Tom Boonen, che ha sottolineato la necessità di creare e standardizzare più misure di sicurezza, inserendosi in un contesto in cui il dibattito sul tema è sempre più acceso. L’Unione Ciclistica Internazionale ha infatti deciso di coinvolgere formalmente tutte le parti interessate per definire regole su abbigliamento e airbag per i corridori, e il lavoro per mettere a punto queste norme è attualmente in corso.
“Lo scorso fine settimana si è visto chiaramente che stiamo correndo di nuovo sulle strade belghe, perché ci sono state tantissime cadute. In certi momenti non è stato bello da vedere – ha dichiarato Boonen a Sporza, nel programma Wielerclub Wattage – Le cadute avvengono soprattutto sulle strade in cemento, ma non ha nulla a che vedere con l’alta velocità”.
Al dibattito era presente anche Jan Bakelants, ex ciclista belga, che ha ricordato come nel tempo siano cambiate le spiegazioni date alle cause di queste numerose cadute: “Quindici anni fa si diceva che la causa fosse il tramadolo, un antidolorifico. Ora il tramadolo non è più nel gruppo e le cadute sono addirittura aumentate“. Al di là delle possibili cause, il dato di fatto è che ci si trova davanti a numerosi infortuni e l’idea è quella di trovare misure capaci di evitarne, per quanto possibile, le conseguenze: “Le cadute fanno parte delle corse. Dobbiamo solo fare in modo che non abbiano conseguenze“, ha affermato Bakelants. Ed è proprio a questo punto che entra necessariamente in gioco il tema dell’airbag per ciclisti: “Nell’equitazione e nello sci esiste da molto tempo. Perché non dovrebbe essere possibile anche nel ciclismo?“.
Il quattro volte vincitore della Roubaix e tre volte del Fiandre si è spinto oltre, proponendo l’introduzione di marchi certificati e standardizzati per i produttori di abbigliamento, ponendosi sulla stessa linea dell’UCI, che sta lavorando proprio in questa direzione: “Forse dovrebbe esserci un marchio di certificazione che i produttori di abbigliamento devono rispettare, con per esempio un indice di resistenza all’abrasione e un airbag. Se poi questo diventasse obbligatorio tramite l’Unione Ciclistica Internazionale, nessuno potrebbe più dire: ‘Noi non corriamo con quello’“.
| Crea la tua Fantasquadra per il Tour de France 2026: montepremi minimo di 8.500€! |
| Ascolta SpazioTalk! |
Ci trovi anche sulle migliori piattaforme di streaming ![]() ![]() |








